19 GENNAIO 2026

ALTRE VOCI, ALTRE STANZE

Uno studio a Modica dove luce, suoni e materiali seguono il Feng Shuj per creare equilibrio e flusso, e dove le parole trovano il loro spazio.

di Patrizia Piccinini - Design Diffusion News N. 307

Non tutti i clienti vogliono solo essere ascoltati; alcuni vogliono essere interpretati. Da qui nasce il progetto di Angelo Sanzone a Modica: non da una pianta, ma da una relazione. Giuseppe Milito è un committente, sì, ma prima ancora un amico. Executive search consultant ed executive coach, da quasi trent’anni tra Asia ed Europa, voleva dallo spazio una cosa semplice: essere sostenuto. Reggere conversazioni, silenzi, decisioni. E aveva bisogno di Sanzone - architetto e designer con un lungo percorso nell’illuminotecnica - perché sa lavorare nel punto in cui la luce smette di illuminare e comincia a comportarsi. Lo studio, in un appartamento dei primi del Novecento a Modica Bassa, ha stanze contenute e soffitti alti. Cementine storiche, una posata al contrario, quasi una firma. Memoria contro trasformazione. La scelta finale è radicale ma consapevole: le superfici storiche vengono rimosse, catalogate e conservate. Nulla viene distrutto. Al loro posto, un pavimento in legno massello. La decisione sintetizza un principio prima dibattuto e poi condiviso: “Se oggi proviamo imbarazzo nel rimuovere un pavimento di cent’anni fa, l’auspicio è che tra un secolo qualcuno provi lo stesso imbarazzo nel togliere ciò che è stato inserito oggi.” Tutto è nato così, da un dialogo: “A vicenda ci siamo scambiati un po' degli input. Lui mi diceva delle cose, io gli proponevo altre” spiega con un sorriso. Ed è così che le pareti si vestono di velluto e tessuti. Non per decorare, ma per trattenere il suono: per ovattare il pensiero, non la stanza. All’ingresso, uno spazio basso e raccolto accoglie un angolo bar disegnato da Sanzone: un gesto di ospitalità prima del lavoro. Una sorta di boudoir contemporaneo, ispirato agli Anni Cinquanta, dove il bancone diventa elemento imbottito, rivestito in velluto Nobilis. Il piano in marmo proviene da un altro cantiere di inizio Novecento: salvato e inserito con macchie e imperfezioni intatte. Alle pareti, lampade in tessuto su misura; i soffitti riflettenti evitano ogni abbagliamento. La scelta dei colori nasce da uno studio condiviso, basato sui principi del Feng Shui. Non una questione di gusto, ma di equilibrio energetico. Orientamento dell’edificio, anno di costruzione, accessi e distribuzione generano una mappa in cui colori e materiali diventano strumenti di compensazione. Il blu intenso dello studio principale favorisce concentrazione e profondità; il verde, con una componente gialla, accompagna gli spazi di dialogo; il bordeaux dell’ingresso funge da elemento di connessione. In angolo, una stufa storica e due poltrone a distanza precisa perché tra chi parla e chi ascolta deve esserci spazio, anche fisico. La libreria, disegnata su misura, arriva in alto, con una scala. I libri non si mostrano, si usano. “Se non li raggiungi, non servono” spiega. Per fare spazio a ciò che davvero conta: il pensiero, l’ascolto, la decisione.

Foto: Daniele Ratti

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